Il 7 dicembre prende il via MAL'ARIA, la storica campagna di Legambiente contro l'inquinamento atmosferico che soffoca i grandi e piccoli centri urbani del Belpaese.

Un inverno di mobilitazione: sono previsti blitz di protesta ed iniziative in tutta Italia a testimonianza di un crescente disagio tra i cittadini stanchi di respirare smog, vivere in città assordanti e passare ore prigionieri del traffico.



Operazione Mal'Aria
Ci avete rotto i polmoni

Diciamo no allo smog

Mal'Aria di Legambiente è la campagna per battere lo smog, il "megafono" dei cittadini per rivendicare il proprio diritto alla salute. Un’iniziativa che informa sui danni alla salute causati dall'inquinamento da traffico e che propone soluzioni alternative all'inalazione quotidiana di sostanze killer. Ma per combattere la mal’aria non ci sono scorciatoie, è necessario che le nostre amministrazioni prendano urgenti e seri provvedimenti: potenziamento dei mezzi pubblici, autobus di linea a trazione elettrica, utilizzo di auto in multiproprietà (car-sharing), incentivi per l'acquisto di motorini elettrici, più zone a traffico limitato, più aree pedonali, più piste ciclabili sicure.

Queste sono le richieste di Legambiente a sindaci e amministratori, responsabili per legge della tutela della salute dei cittadini: da loro pretendiamo che "liberino" i nostri grandi e piccoli centri urbani stretti nella morsa del traffico e soffocati da effluvi dannosi e maleodoranti.

Un lenzuolo bianco steso alla finestra con la scritta no allo smog: è, da anni, il simbolo e lo strumento di Mal’Aria. Migliaia di lenzuola appese ai balconi e alle finestre in ogni angolo d’Italia danno voce al disagio dei cittadini. Il lenzuolo di Mal'Aria è un'occasione per "esserci", per non subire passivamente lo smog e gli ingorghi.

Per chiedere una città più vivibile e libera dall'inquinamento appendi anche tu un lenzuolo alla finestra! Per dire basta, ci avete rotto i polmoni, lasciateci respirare partecipa a Mal’Aria, contatta il Circolo Gaia di Legambiente:
info@legambientegaia.org - 0881.770387

Sciopero del respiro e mascherine per dire: no allo smog
Gli alunni delle scuole medie Bovio e Moscati di Foggia fanno lo "Sciopero del respiro".
Sabato 7 dicembre, dalle ore 10.00 alle 12.00, presso la Scuola Media Statale Bovio il Circolo Gaia di Legambiente lancia la  campagna Mal'Aria.

Mezzo secolo di smog
Lo smog ha compiuto cinquant'anni. Era il dicembre 1952 quando Londra si trovò d’improvviso ricoperta da una nube fitta. Centinaia di persone morirono e il mondo intero scoprì, con lo smog, il prezzo pagato al boom della motorizzazione. Quel debito non è stato mai saldato, anzi negli ultimi anni si è fatto sempre più esplosivo.

Il termine smog, coniato proprio in Gran Bretagna all'inizio del secolo, nacque per descrivere quel miscuglio di fumo (smoke), prodotto dalle ciminiere industriali e dai camini degli impianti di riscaldamento a carbone, e nebbia (fog) che rendeva costantemente cupi i cieli dei grandi agglomerati industriali. "The great smog of London" del 1952 fu causato da un'inversione termica nella valle del Tamigi che fece salire la concentrazione delle sostanze nocive presenti nell’aria oltre la soglia di allarme: in sei giorni morirono circa 4000 persone per malattie respiratorie. La strage obbligò le autorità britanniche a correre ai ripari attraverso il varo di una serie di normative che culminarono nel 1956 con il "Clean Air Act".

Mezzo secolo dopo, lo smog è un fenomeno conosciuto in ogni angolo del pianeta, che colpisce tante le città ricche del Nord del mondo quanto le metropoli dei Paesi poveri. Secondo l'International Environment Reporter, nella sola Cina lo smog ha provocato in due anni 3 milioni di morti.

Oggi in Europa l'inquinamento atmosferico è all'origine del 6% delle morti, e si prevede che nel 2020, se permarranno le condizioni attuali, il numero delle vittime sarà cresciuto di 8 milioni all’anno.

In particolare in Italia, dove gli amministratori non hanno mai puntato davvero su un forte ed efficiente trasporto pubblico urbano, quasi tutti i centri urbani — dalle grandi città d’arte fino ai comuni medi e piccoli — presentano livelli d’inquinamento assai pericolosi per la salute dei cittadini. E' storia di tutti i giorni ed è esperienza di ciascuno di noi. Una storia da spezzare, per consentire finalmente agli italiani di camminare tranquilli per le strade e per le piazze e di respirare a pieni polmoni.

Mal d'auto

Tutti in auto In base ai dati dell’Istat, in Italia c’è un’automobile ogni 1,77 abitanti (record europeo). Il 50,9% degli italiani dai 18 anni in su utilizza frequentemente (tutti i giorni o qualche volta alla settimana) solo l’automobile. Il 78,7% delle famiglie italiane possiede almeno un’automobile, la spesa per l’auto (acquisto, benzina, pedaggi, assicurazione, manutenzione, ecc.) varia dai 507 euro annui per una famiglia residente nelle isole ai circa 800 euro per una famiglia del Nord-Ovest.

Oltre il 40% degli italiani dichiara che lo smog costituisce un grave problema, e però l'82% dei passeggeri in Italia viaggia "su strada". Come dire che soffriamo il traffico, ma ci spostiamo tutti in automobile. Agli altri mezzi di trasporto rimangono le briciole: 6% per il treno, 4% per aereo e nave, 1% per la bicicletta e — nelle aree urbane — 11% per bus, tram e metro.
Così le nostre città assomigliano sempre di più a un’unica, immensa strada asfaltata. Ad ogni bambino italiano sono concesse poco più di tre mattonelle di spazio per giocare senza correre il rischio di finire sotto un'automobile. Restano invece meno di tre centimetri di pista ciclabile a testa per chi sceglie la bicicletta, e gli autobus nei grandi centri urbani raggiungono la "vertiginosa" velocità media di 14 km orari.
Del resto non va molto meglio per le auto paralizzate nel traffico cittadino. Velocità media di una automobile a Milano: 9,1 chilometri l'ora. A Roma si scende a 8,5 km/h. A Napoli si va a 7,3 km/h. E’ stato calcolato che in una città con oltre 500 mila abitanti si perdono nel traffico congestionato circa 177 ore ogni anno. Uno spreco di tempo che equivale ad un danno economico di 25mila miliardi di vecchie lire (dati tratti dal Conto nazionale dei trasporti del 2000).

Oltretutto il traffico stradale e autostradale è anche tra i maggiori "colpevoli" delle emissioni che alimentano i mutamenti climatici, quelle dei cosiddetti "gas serra", e se non si ridurrà il trasporto su strada sarà impossibile per i Paesi industrializzati rispettare gli impegni contenuti nel Protocollo di Kyoto (attualmente quasi un terzo di tutti i gas serra vengono dai trasporti).

Insomma, la scelta di puntare tutto sul trasporto su strada si rivela perdente anche sul piano economico: spostarsi in automobile, trasportare le merci su strada costa molto di più in termini energetici e di spesa sanitaria, e comporta prezzi altissimi per l’ambiente urbano e globale.

Via libera

Che fine ha fatto l'autobus? Gli italiani sono insoddisfatti dei servizi di trasporto pubblico: più del 32% delle famiglie, infatti, lamenta difficoltà di collegamento; chi soffre di più per la scarsità di bus vive in Campania (44%). Questo dato si riflette nel basso utilizzo dei trasporti pubblici urbani: in Italia sale su tram, bus, treni solo il 7,7% della popolazione, e consola poco sapere che nelle città con più di 50mila abitanti la percentuale sale al 10,2% e nelle aree metropolitane raggiunge il 19,3%. Le ultime stime evidenziano che l'età media del parco autobus in Italia ha raggiunto un picco di 12,1 anni a fine 1998, con la presenza di oltre 17mila veicoli in esercizio con età superiore ai 15 anni. Hanno 18 anni gli autobus di Matera; quasi 16 quelli che percorrono il territorio di Venezia; solo un anno in meno quelli di Catania. La vetustà dei mezzi ha ovvie ripercussioni sia sull'efficienza (indisponibilità di vetture per guasti), sia sulla comodità per gli utenti, sia sulle emissioni. Anche per numero di autobus in circolazione l’Italia è agli ultimi posti in Europa: la somma complessiva dei veicoli è ancora inferiore del 14% rispetto alla media Ue, e dunque lontana dall'obiettivo di 50mila bus che ci allineerebbe ai Paesi europei in termini di rapporto tra vetture in servizio e abitanti.

Il cammino verso una mobilità sostenibile passa per tre nodi fondamentali: il trasporto dei passeggeri sulle medie e lunghe distanze, il traffico delle merci, la mobilità urbana:

  • occorre investire nella manutenzione ordinaria e straordinaria della rete stradale esistente piuttosto che sulla costruzione di nuovi tratti autostradali;

  • bisogna potenziare e incentivare il trasporto delle merci su ferrovia, l’esatto contrario di quanto si sta facendo in Italia dove nel 2001 il trasporto delle merci su ferrovia è diminuito del 3,6%. Intanto il ministro delle infrastrutture Lunardi continua a concentrare gran parte delle risorse disponibili per la realizzazione di grandi arterie autostradali, in palese controtendenza con le scelte del "fronte" dei Paesi alpini - Austria, Germania, Svizzera, Francia - che sono impegnati per limitare gli spostamenti dei Tir;
  • bisogna riorganizzare completamente la mobilità urbana, ampliando le zone a traffico limitato e le isole pedonali ma soprattutto dando centralità al trasporto pubblico. Per migliorare i sistemi di mobilità urbana occorre puntare sull’intermodalità: un tratto in tram o in autobus, uno in bicicletta, uno magari a piedi. Nelle città italiane il 50% degli spostamenti avviene su distanze inferiori ai cinque chilometri, e diversi studi dimostrano che entro i 500 metri conviene spostarsi a piedi, dai 600 ai 1200 metri il mezzo di trasporto più efficace ed efficiente è la bici.

Città sulla strada giusta
A dare speranza nonostante i numeri nefasti del traffico e dello smog, cresce il numero delle città che sperimentano soluzioni verso una mobilità sostenibile.

  • A Bologna, Tortona e Cossato l'introduzione delle "vie residenziali" ha reso possibile la coesistenza di pedoni, ciclisti e veicoli. Il segreto? Obbligare ad una moderazione della velocità attraverso una disposizione intelligente dell'arredo urbano e del verde.

  • A Verona sono state istituite le cosiddette "zone 30", interi isolati o quartieri dove la conformazione stessa della strada rende impossibile il superamento dei 30 chilometri orari.
  • A Roma sono stati avviati progetti di riconversione di tratti di strada fortemente congestionati e inquinati a "strade verdi", cioè ad assi di scorrimento riservati ai mezzi pubblici in cui la circolazione delle auto private è consentito solo per il traffico locale.
  • Sempre Roma insieme a Napoli si è dotata di numerosi mezzi pubblici a trazione elettrica, mentre in numerose città si assiste ad un vero "revival" di tram e filobus elettrici.
  • Città medio-piccole come Salerno e Pavia hanno introdotto sui mezzi pubblici l’uso di carburanti a bassa emisione.
  • A Massa sono stati realizzati 27 km di nuovi tratti di piste ciclabili, in diversi centri grandi e piccoli (Firenze, Verona, Modena, Terni, Nichelino, Casalecchio di Reno, Scandicci) si è deciso di sanzionare la sosta breve a motore acceso come un illecito amministrativo.

Lotta alla Mal'Aria
Mamme con neonati e passeggini costrette a veri e propri slalom tra tubi di scappamento e soste selvagge sui marciapiedi. Bambini ai quali è proibito giocare per la strada, appena fuori dalle recinzioni delle scuole e dei pochi fazzoletti di verde non sempre a portata di mano. Anziani che preferiscono rimanere a casa piuttosto che rischiare l’incolumità con semafori mai rispettati e strisce pedonali ignorate dai motorini.
Scene di ordinaria invivibilità che coinvolgono tutte le età, tutte le condizioni socio-economiche, dividendo l’umanità urbana tra pedoni indifesi e automobilisti nevrotizzati.

Per capire quanto il traffico e l’inquinamento pesino sulla nostra vita, basta pensare a semplici azioni quotidiane: come fare la spesa in un mercato rionale a ridosso di strade ad alto scorrimento, dove le voci sono sommerse dai clacson e dove i prodotti sui banchi sono esposti ai veleni vomitati dai tubi di scappamento; o concedersi una passeggiata tra i monumenti del proprio centro storico che si riduce ad una gimcana nel regno delle automobili; o ancora ritirare i panni stesi e accorgersi che le candeggine sempre più sbiancanti sono state ancora una volta sconfitte dal nero dello smog.

La protesta può cominciare anche da queste piccole esperienze domestiche, dalle lenzuola antismog di Mal'Aria che sventolando a finestre e balconi diventano un segno visibile di rifiuto dell’inquinamento. I cittadini organizzandosi e unendo le proprie forze possono fare molto per risanare il corpo ed abbellire il volto delle città: organizzarsi e mobilitarsi è lo strumento per sollecitare gli amministratori pubblici a pedonalizzare aree, a migliorare l'arredo urbano, ad attivare nuovi servizi.

E intanto che ci battiamo per ottenere dai sindaci, dalle regioni, dal governo interventi efficaci per una mobilità più sana, più spedita, più sostenibile, possiamo anche sforzarci di rivedere alcune scelte private: curare di più la manutenzione dei nostri mezzi di trasporto (un motore bene a punto inquina e consuma di meno), evitare di esporre i bambini allo smog nelle ore di punta o nelle aree più congestionate.

Tra le forme più utili d’impegno c’è anche il volontariato al servizio della collettività, per esempio come guardia ecologica. I volontari delle guardie ecologiche possono infatti sancire una serie di infrazioni in quanto agenti di polizia giudiziaria, e già in diversi casi sono impiegati per controllare la mobilità selvaggia nelle città. Su questa stessa scia, i servizi sociali di alcune amministrazioni hanno collocato all'uscita delle scuole una figura, spesso reclutata tra i pensionati, che aiuta i bambini negli attraversamenti stradali e controlla il traffico nelle aree intorno agli edifici scolastici.

A volte per migliorare la vivibilità di interi quartieri bastano poi piccoli interventi di razionalizzazione e riordino della segnaletica che possono essere richiesti dai cittadini: anche questo è un modello di cittadinanza attiva. Peraltro, le normative attuali prevedono il diritto dei cittadini ad intervenire direttamente, con consigli ed osservazioni, nelle fasi di elaborazione dei Piani del traffico.

Idee in circolazione…
In attesa dell’automobile a emissioni zero — che in ogni caso non risolverebbe i problemi del traffico, dell’incidentalità, dello sfruttamento del territorio -, molte amministrazioni stanno realizzando interventi interventi aggiuntivi (dal car-sharing, al car-pooling, al mobility manager) che possono contribuire a decongestionare le città.

Si chiama car-sharing il servizio di auto in multiuso che riduce i problemi di parcheggio e abbatte i costi di utilizzo dell’automobile. Ogni auto in car sharing sostituisce mediamente cinque auto private con evidenti vantaggi: meno uso dell'auto, meno occupazione di suolo pubblico, meno inquinamento, meno costi sociali e individuali. Il car-pooling è invece una forma di condivisone dei costi e dei consumi dell’auto su tragitti, tipo casa-lavoro, ripetuti quotidianamente.

Ma la mobilità intelligente passa anche da una pianificazione degli orari d'ufficio, dallo scaglionamento degli orari d’ingresso nei luoghi di lavoro, dall'utilizzo collettivo di mezzi privati. Per questo il decreto Ronchi del 1998 sulla mobilità sostenibile ha istituito la figura del mobility manager, presente in ogni azienda con oltre trecento dipendenti situata in zone a rischio inquinamento. Il mobility manager del Policlinico di Roma, ad esempio, ha organizzato duecento "equipaggi", vetture che si muovono con almeno tre persone a bordo (car-pooling). In altre città viene concesso l'utilizzo di veicoli in car-sharing anche a trazione elettrica a chi ha necessità di spostarsi solo in determinate fasce orarie.

Cara automobile…
Quanto costa mantenere in funzione l’affollatissimo parco auto italiano? Nel 2001 gli automobilisti italiani hanno speso più di 22,8 milioni di euro solo per la manutenzione. In media ogni auto arriva in officina per riparazioni e manutenzioni quasi tre volte all’anno, per un costo di 253 euro. A questi si aggiungono i 30,3 milioni di euro spesi per acquistare 2,4 milioni di auto nuove e 16,5 milioni di euro per 2,7 milioni di auto usate. Più tasse e imposte varie, che solo l’anno scorso hanno fatto sborsare agli automobilisti italiani 59 milioni di euro, circa il 18,6 % dell’intero gettito tributario. Infine un’altra spesa esorbitante è quella per carburanti e assicurazioni.

Il popolo inquinato si ribella
Contro lo smog
A Castellana in Puglia nel 2000 un gruppo di cittadini ha dato vita al Comitato per il miglioramento della viabilità, che ha ottenuto la modificazione della segnaletica stradale e il dirottamento del traffico pesante su percorsi extra-urbani.

Lo sciopero delle mamme antismog
Un caso esemplare delle azioni condotte in varie città italiane contro traffico e inquinamento è quello delle mamme antismog di Napoli. La loro mobilitazione cominciò a metà degli anni Novanta, per protestare contro il Comune che ancora non effettuava i rilevamenti delle concentrazioni di benzene nell’aria. Una quarantina di mamme decise di non mandare i figli a scuola comunicando a stampa e amministrazioni le ragioni del loro gesto: "A Napoli i bambini non possono andare a scuola perché l'aria è irrespirabile". In poche settimane molte madri e cittadini napoletani si unirono al movimento, partecipando a volantinaggi e a manifestazioni in piazza.

Massa critica
L’idea di riappropriarsi della strada letteralmente invadendola è nata più di vent’anni fa a San Francisco, quando alcuni ciclisti decisero di pedalare uniti al centro della carreggiata per costringere le auto a rallentare e a rispettare chi automobilista non è. Questo movimento, noto come "critical mass", negli ultimi mesi si è esteso anche a molte città italiane. Il prossimo passo potrebbe essere promuovere una "critical mass" fatta di pedoni, centinaia di cittadini che camminano chiedendo meno auto e una mobilità più sana e più sicura.

Italiani da ingorgo
C'è un prezzo da pagare al traffico anche sul piano psico-sociale, un prezzo che sale durante le lunghe soste obbligate in auto che condizionano ritmi e abitudini e mettono a rischio salute e qualità della vita.

Obesi
4 milioni di italiani pesano più di 130 kg di peso. La sedentarietà è una delle cause principali di questo boom di obesi, legata fortemente soprattutto nei soggetti adulti all'uso esclusivo dell'automobile anche per piccoli spostamenti. Basterebbe camminare o andare in bicicletta per circa mezz'ora al giorno per ridurre del 50% il rischio di obesità, difendendosi così anche dal pericolo di contrarre malattie coronariche, diabete, ipertensione.
Aggressivi
A causa dello stress da traffico, 6 italiani su 10 si rendono protagonisti di episodi litigiosità e di scontri verbali in strada. 3,7 italiani su 10 ammettono di suonare nervosamente il clacson come reazione a supposte scorrettezze di altri automobilisti, 2,4 sono pronti a scendere dall’auto per lamentarsi.
Insonni
22 notti in bianco a testa ogni anno, trenta minuti in meno ogni notte, e i alcuni casi addio anche ai sogni. Questi i disturbi del sonno che colpiscono i 18 milioni di abitanti delle aree urbane, causati dal rumore da traffico che oltre i 70 decibel incide anche sulla fase Rem del sonno.
 

Non Rompiamoci i Polmoni

Smog fuorilegge: la legislazione italiana
Dalla prima legge antismog, la 615 del 1966, la normativa italiana si è progressivamente arricchita di nuove normative, frutto spesso della pressione delle associazioni ambientaliste. Con il Dpcm del marzo 1983 sono stati fissati per la prima volta standard di qualità per l’aria, e negli anni più recenti il monitoraggio è stato esteso a nuovi inquinanti. Molte leggi sono nate per l’esigenza di recepire direttive europee: è il caso dell’eliminazione delle benzine con piombo e della riduzione del tenore di benzene e di aromatici nei carburanti.

Il Decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio n. 60 del 2 aprile 2002, recepimento delle Direttive 99/30/Ce e 00/69/Ce, hanno fissato limiti più severi per sei inquinanti: anidride solforosa, biossido di azoto e ossidi di azoto, polveri sottili (Pm10), piombo, benzene, monossido di carbonio. Oltre i valori limite, il decreto stabilisce anche i criteri e le metodologie per la misura e la raccolta dei dati, nonché le modalità da osservare per l'informazione del pubblico in merito alla qualità dell'aria.

Purtroppo l’adozione di limiti vincolanti non basta a produrre interventi efficaci. Il caso del Pm10 è emblematico: la normativa spesso non viene rispettata (39 comuni capoluogo su 103 non sono nemmeno in grado di fornire i dati) e inoltre i margini di discrezionalità per gli amministratori restano troppo alti. Così, nei primi anni di applicazione della nuova legge i sindaci possono contare su un "bonus" di 35 giorni di superamento del limite di 50 microg/mc fino a 65 microg/mc (ciò significa che se in un massimo di 35 giorni la concentrazione di Pm10 è superiore alla soglia di rischio, è comunque possibile non intervenire). In Italia solo la Regione Lombardia ha scelto di interpretare in senso più restrittivo la direttiva europea, portando subito il limite a 50 microg/mc.

Sempre il Decreto del Ministro dell’Ambiente prevede diversi livelli di intervento tra comuni e regioni. Le regioni devono definire vere e proprie mappature del territorio, individuando le zone in cui i valori limite sono superati o rischiano di essere superati e predisponendo ed attuando piani di interventi che consentano di ridurre i rischi di superamento nei tempi previsti dalla legge (entro il 2005). Le regioni devono anche provvedere quotidianamente all’informazione dei cittadini.

Per gli enti locali l’articolo 39 del decreto 60 definisce le modalità di intervento prevedendo una larga potestà decisionale per i sindaci. Al punto 1 Comma 2 stabilisce che "i Sindaci dei comuni (…) in cui sussiste il superamento o il rischio di superamento dei valori limite (…) adottano, sulla base di piani e programmi (regionali) le misure di limitazione della circolazione (previste dalle leggi precedenti)". Al punto 3 specifica che in caso non siano ancora pronti i piani regionali sono i sindaci a dover limitare la circolazione: "Fino all’attuazione degli adempimenti regionali (…) continuano ad applicarsi le misure precedentemente adottate dai sindaci. Tali misure possono essere rimodulate ai fini del rispetto dei valori limite".

A tutela della salute dei cittadini, l'articolo 11 della direttiva europea chiarisce che spetta ai governi determinare le sanzioni da erogare in caso di violazione delle disposizioni nazionali adottate in base alla normativa. Le sanzioni devono essere effettive, proporzionate e dissuasive. E il rubinetto dei finanziamenti a regioni e comuni, che si apre e si chiude sulla base della qualità degli interventi di sindaci e governatori, potrebbe essere un ottimo strumento.

La rete di monitoraggio in Italia
Sebbene l’attuale normativa obblighi alla realizzazione di una rete di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico solo i comuni con più di 150mila abitanti, anche molti piccoli centri hanno scelto di dotarsi di centraline per il rilevamento degli inquinanti. Nel Centro-Nord un sistema di monitoraggio, anche se affidato spesso ad una sola centralina, è presente in larga parte dei comuni capoluogo, me